Storia dell’IAPL

La storia della International Association of Procedural Law rappresenta l’esito di un percorso di elaborazione scientifica e di cooperazione accademica protrattosi per quasi nove decenni. La sua creazione non ha seguito un andamento lineare né immediato: essa è nata come progetto intellettuale in un contesto storico segnato da conflitti bellici, esili forzati e profonde trasformazioni del pensiero giuridico, per consolidarsi progressivamente quale istituzione scientifica di riferimento a livello internazionale nel settore del diritto processuale.

Fin dalle origini, tale percorso è stato sorretto dalla consapevolezza che il progresso del diritto processuale non possa fondarsi esclusivamente sulla produzione dottrinale, per quanto rigorosa, ma richieda altresì la creazione di relazioni personali stabili e di canali strutturati di comunicazione tra studiosi appartenenti a differenti tradizioni giuridiche, idonei a garantire un confronto continuo di esperienze e modelli.

Il primo momento significativo di questa elaborazione può essere collocato nel 1936, allorché il giurista tedesco James Goldschmidt fece visita all’Università di Valencia su invito di Niceto Alcalá-Zamora y Castillo. Goldschmidt era già allora figura eminente della dogmatica processuale tedesca, avendo contribuito in modo decisivo alla sistematizzazione teorica del diritto processuale quale disciplina autonoma. In quell’occasione prese forma l’idea di dar vita a un’associazione internazionale dedicata allo studio del diritto processuale, concepita non come iniziativa episodica, ma come struttura stabile di cooperazione scientifica. L’iniziativa fu tuttavia interrotta dallo scoppio della Guerra Civile spagnola e, successivamente, dalla Seconda Guerra Mondiale. Entrambi i giuristi conobbero l’esperienza dell’esilio; Goldschmidt, perseguitato dal regime nazista, morì a Montevideo nel 1940, mentre Alcalá-Zamora proseguì la propria attività in America Latina, mantenendo viva l’idea di un’organizzazione internazionale capace di favorire il dialogo tra studiosi di differenti ordinamenti.

Nel 1943, dall’Argentina, Alcalá-Zamora rilanciò pubblicamente la proposta. In un contesto mondiale devastato dal conflitto, egli sottolineò l’esigenza di creare uno spazio di cooperazione accademica funzionale alla ricostruzione di una giustizia democratica e orientata alla tutela dell’individuo, nonché alla promozione di un dialogo giuridico non circoscritto da confini territoriali.

La prima fase di consolidamento si sviluppò nel periodo immediatamente successivo alla guerra. Nel 1947 venne costituita a Firenze l’Associazione italiana fra gli studiosi del processo civile, la quale svolse un ruolo determinante nell’organizzazione dei primi congressi internazionali. Il Congresso di Firenze del 1950 segnò un passaggio decisivo, ponendo le basi per una struttura internazionale dotata di stabilità organizzativa. I successivi incontri di Vienna (1953), Venezia (1962) e Atene (1967) ampliarono progressivamente la rete scientifica, rafforzando un confronto che andava assumendo carattere sistematico e riconoscimento internazionale.

La formale istituzionalizzazione dell’Associazione si realizzò in occasione del V Congresso Mondiale, svoltosi in Messico nel 1972. In tale sede fu approvato il primo statuto e l’Associazione fu ufficialmente costituita; Niceto Alcalá-Zamora venne nominato Presidente e Vittorio Denti Segretario generale. L’evento rappresentò il punto di approdo di oltre tre decenni di elaborazione teorica e di progressiva convergenza tra le principali scuole del pensiero processuale.

La fase successiva fu contrassegnata dal consolidamento e dall’espansione dell’Associazione. Il Congresso di Gand del 1977, intitolato “Towards a Justice with a Human Face”, evidenziò l’emergere di una concezione del diritto processuale non più limitata all’analisi tecnico-normativa, ma orientata alla sua funzione strumentale rispetto alla giustizia sostanziale e alle esigenze della società. In tale periodo si distinsero, tra gli altri, Mauro Cappelletti e Marcel Storme, che promossero un approccio comparatistico e costituzionale, aperto alla dimensione sovranazionale del fenomeno processuale.

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta, i Congressi Mondiali e i Colloqui internazionali affrontarono questioni centrali quali l’effettività della tutela giurisdizionale, il ruolo del giudice e dell’avvocato nelle società contemporanee, la dimensione transnazionale del diritto processuale e l’efficienza dell’amministrazione della giustizia. Parallelamente, l’Associazione ampliò la propria rappresentanza geografica mediante l’istituzione di vicepresidenze per l’America Latina, l’Asia e il Nord America, al fine di superare impostazioni eurocentriche e riflettere la pluralità delle esperienze giuridiche globali.

Un momento di rilevante rinnovamento istituzionale si registrò con il Congresso di Heidelberg del 2011, preceduto dalla fase di presidenza di Federico Carpi e Peter Gottwald, che assicurarono continuità organizzativa e prepararono una riforma strutturale. A Heidelberg fu approvato un nuovo statuto che rafforzò l’assetto organico dell’Associazione, formalizzò le competenze del Presidium e del Council e confermò quali lingue ufficiali il tedesco, lo spagnolo, il francese, l’inglese e l’italiano. In tale contesto venne eletto Presidente Loïc Cadiet, affiancato da un Presidium rappresentativo di Europa, Asia e America, consolidando un modello organizzativo improntato alla collegialità, alla corresponsabilità istituzionale e a una crescente attenzione all’equilibrio di genere negli organi direttivi. Nello stesso periodo ha avuto inizio la pubblicazione dell’International Journal of Procedural Law, quale sede editoriale propria per la diffusione della ricerca scientifica e del dialogo accademico internazionale.

Nella fase più recente, l’Associazione ha accentuato la propria dimensione formativa e intergenerazionale. Sono stati istituiti premi internazionali, quali il Mauro Cappelletti Prize e il Marcel Storme Prize, destinati a valorizzare i contributi di giovani studiosi. Sono state inoltre promosse Post-doctoral Summer Schools, volte a rafforzare il confronto metodologico e comparatistico tra le nuove generazioni di processualisti.

Il XVI Congresso Mondiale, tenutosi a Kobe nel 2019, ha affrontato le sfide poste dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica al diritto processuale contemporaneo. In tale occasione sono state altresì adottate modifiche statutarie che hanno consentito la registrazione formale dell’Associazione in Lussemburgo quale ente senza scopo di lucro, assicurandone stabilità giuridica e continuità amministrativa.

Nel corso della propria attività, la International Association of Procedural Law ha organizzato sedici Congressi Mondiali, numerosi Colloqui internazionali, conferenze congiunte con l’Istituto Iberoamericano di Diritto Processuale e molteplici iniziative scientifiche. Le relative pubblicazioni costituiscono oggi un patrimonio comparatistico di primaria rilevanza per l’evoluzione del pensiero processuale contemporaneo.

Al di là dei dati statistici, la storia dell’Associazione può essere letta come il filo conduttore che unisce generazioni di studiosi accomunati dall’impegno per una giustizia più efficiente, imparziale e attenta alla dimensione umana del processo. Dall’intuizione originaria del 1936, interrotta dagli eventi bellici, alla configurazione attuale quale rete accademica globale, l’evoluzione della APL testimonia come il valore della cooperazione scientifica e del dialogo interculturale siano strumenti imprescindibili per affrontare le trasformazioni del diritto e della giustizia in una realtà in costante mutamento.

Eduardo OTEIZA

Presidente della IAPL

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